1. sexycodicology:

    Source | Blog

    Master of the Brussels Initials 

    Italian, Bologna, 1389 - 1404 

    Tempera colors, gold leaf, gold paint, and ink on parchment bound between wood boards covered with blind-stamped sheepskin 

    13 x 9 7/16 in. 

    MS. 34

    Cosimo de’ Migliorati, bishop of Bologna and a cardinal, commissioned this luxuriously decorated missal. It was made sometime between 1389 and 1404, the year in which he was elevated to the papacy as Innocent VII. A missal contains all the texts used for celebrating Mass, including all the chants sung by the choir but without musical notation. Only the musically elaborate portions sung by the celebrating priest are supplied with notation, suggesting that this book was designed to be used by the cardinal himself at the altar as he celebrated Mass. The elegant illuminations of the missal, consisting of decorated calendar pages, numerous historiated initials, ornamented borders, and miniatures, place the book within the tradition of Bolognese manuscript illumination. The manuscript’s anonymous illuminator, known as the Master of the Brussels Initials, was trained in Bologna, a city whose book trade flourished due to the prestige and growth of the university. The Master’s work is characterized by the use of vivid colors, heavily modeled figures, and borders teeming with drolleries, beasts, and acanthus leaves.

    (via archivalia)

     

  2. theraccolta:

    Visions of St. Benedict and St. Paul of God

    (via acheiropoietos)

     


  3.  


  4.  

  5. hideback:

    Rabanus Maurus (German, circa 780-856)

    De laudibus Sanctae Crucis

    Words make flesh. Words make death.

    (via sierramussperamus)

     

  6. nihtegale:

    Comfrey and Self Heal, 1280-1310

    (Source: bl.uk, via sexycodicology)

     

  7. identificationwiththeaggressor:

    ABC d’occultisme du docteur Papus

    (via archivalia)

     


  8. NUOVI PERCORSI PER LA VALUTAZIONE NELLE AREE UMANISTICHE E SOCIALI

    GIORNATA DI STUDI E DI CONSULTAZIONE
    Roma, 20 gennaio 2014

    Sintesi della giornata
    La giornata è stata organizzata dal Gruppo di lavoro Database e nuovi indicatori di ANVUR il cui lavoro è stato presentato da Andrea Bonaccorsi del Comitato Direttivo ANVUR e dal Prof. Andrea Graziosi, GEV di AREA 11 e collaboratore a contratto di ANVUR.
    L’introduzione ai lavori di Luigi Nicolais è stata molto utile per definire i contorni politici dell’intera operazione. Nicolais ha sottolineato l’importanza della valutazione, uno strumento utile al ministero per la distribuzione dei finanziamenti. Poiché il Ministero ha bisogno della valutazione per premiare il merito, occorre trovare per le aree umanistiche e sociali parametri oggettivi come quelli che già si utilizzano per le aree scientifiche.
    La giornata aveva come obiettivo raccogliere le opinioni delle società e consulte scientifiche e delle riviste scientifiche delle aree umanistiche e sociali (per il momento solo di fascia A, secondo le liste ANVUR VQR e ASN) su due progetti:

    1. Il primo progetto riguarda il supporto alle riviste che intendono intraprendere il percorso della candidatura per l’indicizzazione nei database internazionali, attraverso lo scambio di esperienze e la creazione di un gruppo di contatto italiano. A questo scopo sono stati invitati rappresentanti delle 2 banche dati citazionali commerciali usate da ANVUR per la scorsa valutazione della ricerca (VQR): Scopus‐Elsevier e ISI Web of Science di Thomson Reuters (le slide dei loro interventi si trovano a questa URL). I relatori hanno presentato la copertura bibliografica dei loro prodotti e soprattutto i criteri di selezione delle riviste scientifiche a cui associano un indicatore bibliometrico (Impact Factor per ISI WoS e SCImago e SNI ‐Source Normalized Impact ‐ per Scopus). I criteri per entrambi i servizi sono sia formali‐redazionali sia scientifico‐editoriali ed entrambi si affidano al calcolo delle citazioni degli articoli pubblicati come ulteriore criterio di controllo. I criteri e le procedure di selezione di Scopus Elsevier sono visibili a questa URLSia Scopus sia ISI WoS hanno inoltre avviato iniziative di indicizzazione delle monografie da affiancare alle riviste, in quanto i libri sono di rilevanza fondamentale per le SSH. Purtroppo non sono stati forniti molti dettagli sulle possibili modalità di creazione del gruppo di contatto italiano, perché la discussione si è concentrata soprattutto sul secondo progetto.
    2. Il secondo progetto ha per oggetto la creazione di un Database delle riviste italiane di area umanistica e sociale, con finalità di raccolta di dati utili alla valutazione della ricerca e alla comunicazione internazionale dei risultati della ricerca italiana. Il gruppo di esperti Database e nuovi indicatori nominato dall’ANVUR ha predisposto uno studio di fattibilità, che viene condiviso e messo in discussione con le comunità scientifiche. Il gruppo di esperti propone di aprire una fase sperimentale dedicata alle riviste classificate in fascia A ai fini della Abilitazione Scientifica Nazionale e della VQR. Andrea Bonaccorsi nella sua presentazione ha evidenziato le criticità di una valutazione bibliometrica delle discipline umanistiche e di scienze sociali (SSH): a. tipologia di prodotti: rilevanza maggiore di monografie e estratti da libro che non hanno ancora una sufficiente copertura nei database citazionali; b. stili citazionali molto difformi e poco standardizzati che rendono difficile l’automazione dell’indicizzazione citazionale; c. presenza massiccia di note al testo discorsive in cui sono “annegate” le references difficili da riconoscere e contare in modo automatico; d. diverso significato della citazione nelle SSH rispetto alle discipline dure STM che non sempre sono indicative di riconoscimento alla reputazione dell’opera citata: spesso sono citazioni per “ricapitolare” la tradizione scientifica su un argomento, di argomentazione e non per attribuire credito etc.. .

    Bonaccorsi presenta alcune iniziative internazionali in atto per sperimentare l’applicazione della bibliometria alle SSH in Norvegia, Svezia, Polonia e Lituania. Mette in evidenza ciò che di positivo può offrire l’applicazione della bibliometria alle SSH: rappresentazioni sintetiche basate su dati e non su opinioni, utili per la valorizzazione delle discipline. La cosa migliore sarebbe estendere l’indicizzazione anche alle monografie, ma ad oggi manca una definizione di monografia scientifica che è in corso di elaborazione da parte del CUN, mentre per le riviste scientifiche esiste già (DM 76).
    Mancano inoltre criteri certi e informazioni certe su come vengono condotte le procedure di peer review sulle monografie. La sperimentazione si baserebbe al momento sulle riviste di fascia A per poi estendersi in seguito a quelle di fascia B.
    Bonaccorsi annuncia inoltre l’aggiornamento delle LISTE delle riviste ANVUR a seguito della revisione di giugno scorso entro metà febbraio 2014 e l’impegno a provvedere (non si sa come) ad un allineamento fra il rating ANVUR e quello delle università (ci sono riviste in fascia A che sono valutate B o C a livello di Ateneo).
    Della Cananea e molti interventi di giuristi e docenti di altre discipline dalla platea manifestano preoccupazione nei confronti della costituzione di un database citazionale usato per fini di valutazione. In particolare si teme che:

    • il database seppur sperimentale diventi la fonte effettiva dei dati da cui derivare il rating delle riviste più citate. Tale rating se usato in modo automatico per la valutazione può influenzare e condizionare i comportamenti dei ricercatori (pubblicheranno solo sulle riviste in fascia A o con IF mettendo a rischio il pluralismo, oppure cominceranno a usare le citazioni come mezzo di scambio, ricatto o favore secondo la pratica del cosiddetto collegial citation);
    • gli indicatori meno costosi sostituiscano la peer‐review che anche secondo gli esercizi di valutazione britannici e tedeschi, rappresenta l’unico metodo corretto di valutazione della ricerca;
    • limitarsi alle sole riviste senza considerare le monografie, possa distorcere il quadro di riferimento;
    • il peso eccessivo dato agli indicatori forniti da servizi commerciali anglofoni e le loro prassi di selezione finiscano per influenzare pesantemente le riviste perle quali la lingua inglese non è rilevante;
    • le prassi e la tecnologia sviluppate nella sperimentazione finiscano per essere adottate nelle pratiche ufficiali di valutazione.

    Alcuni interventi del pubblico sottolineano fra i possibili vantaggi di un database delle riviste italiane:

    • l’incremento della visibilità internazionale delle riviste italiane;
    • la facilitazione delle prassi della ricerca scientifica (ma ciò dimostra che non si conoscono strumenti di discovery già esistenti come il catalogo nazionale ACNP);
    • la possibilità di accedere non solo all’informazione bibliografica, ma anche al full‐text con un adeguato incentivo dell’open access.

    La seconda parte della giornata moderata dal Prof. Andrea Graziosi si concentra sugli aspetti tecnici del progetto di database delle riviste SSH italiane. Viste le reazioni negative della platea, Graziosi tenta di ridimensionare la finalità valutativa del database evidenziandone solo l’intento sperimentale. Lo studio di fattibilità, presentato dall’editore Michele Casalini membro del gruppo di esperti ANVUR elenca tuttavia gli indicatori che potrebbero essere calcolati sulla base dei dati forniti dagli editori delle riviste scientifiche (dati bibliografici per l’identificazione e il pdf dell’articoli ai soli fini dell’estrazione dei riferimenti bibliografici):

    • indicatori citazionali;
    • indicatori di uso (conteggio dei download);
    • indicatori di produttività (numero di articoli pubblicati per autore o dipartimento);
    • nuovi indicatori basati sulla reputazione mediante analisi dei social media/networks.

    Fra le relazioni del pomeriggio anche alcune presentazioni di gruppi di ricerca del CNR (Riccardo dal Pozzo e Daniela Tiscornia) che si autocandidano allo sviluppo dell’applicativo software per il progetto. 
    Interventi del pubblico (fra cui il Prof. Capano Unibo) criticano l’impostazione del progetto che non pare sia sufficientemente sostenuto dalla componente politica (il Prof. Lenzi del CUN è tra il pubblico in attesa di parlare alla tavola rotonda). Viene ribadito il ruolo tecnico dell’ANVUR mentre un tale progetto deve avere invece la copertura del Ministero. Altra debolezza dello studio di fattibilità è l’analisi dei costi (assente nel documento, mentre Graziosi accenna ad alcune centinaia di migliaia di euro per la sola sperimentazione…) per la realizzazione del progetto. Altri interventi (Prof. Massimo Brutti) sottolineano il rischio di dirigismo statale nei confronti della ricerca che dovrebbe essere libera secondo il dettato costituzionale.

    ANVUR ha attivato per 30 giorni (scad. 19 febbraio) un indirizzo e‐mail a cui inviare commenti e osservazioni sui progetti presentati. L’indirizzo è: database@anvur.org

     


  9.  


  10. Articolo 9
    Open access

    1. Ciascun PI deve garantire l’accesso aperto (accesso gratuito on-line per qualsiasi utente) a tutte le pubblicazioni scientifiche ‘peer-reviewed’ relative ai risultati ottenuti nell’ambito del progetto. In particolare, il PI deve:

    • a) il più presto possibile, e al più tardi al momento della pubblicazione dei risultati della ricerca, depositare una copia elettronica elaborabile automaticamente della versione pubblicata o della versione finale accettata per la pubblicazione (dopo la peer-review) in un apposito archivio per pubblicazioni scientifiche. Il PI deve inoltre impegnarsi a depositare i dati necessari per validare i risultati presentati nelle pubblicazioni scientifiche depositate;
    • b) garantire l’accesso aperto alla pubblicazione depositata e ai relativi dati - tramite l’archivio - al più tardi: o al momento della pubblicazione, nel caso in cui l’editore renda disponibile una versione elettronica gratuita, o entro sei mesi dalla pubblicazione (dodici mesi per le pubblicazioni relative alle scienze sociali e umanistiche) in ogni altro caso;
    • c) garantire l’accesso aperto - tramite l’archivio - ai metadati bibliografici che identificano la pubblicazione depositata. I metadati bibliografici devono essere in un formato standard e devono includere tutti i seguenti elementi:
      • - i termini “Accesso Aperto MIUR”;
      • - il nome del programma, l’acronimo del progetto e il numero di contratto;
      • -la data di pubblicazione e la durata del periodo di embargo, se applicabile;
      • - un identificatore persistente;
      • - quanto previsto dall’articolo 4 del decreto legge 8 agosto 2013, n.91 convertito con modificazioni dalla legge 7 ottobre 2013, n.112 e, in particolare, “una scheda di progetto in cui siano menzionati tutti i soggetti che hanno concorso alla realizzazione degli stessi”.

    2. Quanto sopra indicato rispetto alla pubblicazione dei dati della ricerca non modifica eventuali obblighi di riservatezza, nonché obblighi relativi alla tutela dei dati personali, ognuno dei quali resta impregiudicato.

    3. Come eccezione, i PI sono altresì esentati da assicurare l’accesso aperto a parti specifiche dei propri dati di ricerca, se l’accesso aperto a tali dati dovesse compromettere il raggiungimento del principale obiettivo della ricerca stessa. In tal caso il PI dovrà depositare nell’archivio, a fianco della pubblicazione, anche una nota a suo nome che espliciti i motivi alla base della mancata messa a disposizione di parti dei dati della ricerca.