La #biblioteca come piattaforma
Così la immagina David Weinberger, autore di Arcipelago Web e di Elogio del disordine (il suo ultimo libro Too big to Know uscito nel gennaio 2012 non è ancora stato pubblicato in Italia), consulente tecnologico e filosofo di formazione che al momento collabora con il Harvard Berkman Center for Internet and Society.
Ne ha parlato durante il suo recente intervento alla conferenza annuale dell’ALA ma aveva già anticipato questa idea nel suo blog a fine aprile 2012, sottolineando come quella delle biblioteche come piattaforme è una metafora positiva che aiuto a cogliere sia il valore tradizionale che la loro possibile evoluzione futura.
Le biblioteche sono da sempre legate alle loro comunità di riferimento. Per anni esse hanno garantito e fornito l’accesso al sapere, o meglio agli oggetti della conoscenza (in primis i libri). Sono state quindi piattaforme per la conoscenza e la cultura, una risorsa aperta e affidabile che ha consentito lo sviluppo e il perseguimento di cultura e conoscenza.
Con il passaggio dal fisico al digitale è possibile pensare astrattamente alle biblioteche come piattaforme e cercare di immaginarsele nell’era delle reti digitali.
Secondo Weinberger la biblioteca - piattaforma dovrebbe continuare a garantire l’accesso aperto agli oggetti della conoscenza e della cultura e includere gli spazi fisici come nodi della rete di particolare valore ma potrebbe fare anche molto di più. Innanzitutto potrebbe fornire servizi e strumenti che consentano alla comunità di formarsi intorno a questi oggetti, rendendo pubblico il lavoro dei creatori locali, fornendo contesti che consentano di trovare, discutere, elaborare e appropriarsi di queste opere. La biblioteca-piattaforma potrebbe fornire un ecosistema in cui le idee e le conversazioni entrano ed escono in un flusso continuo, intrecciando gli “oggetti della conoscenza” nella vita locale, con i significati locali. Ovviamente consentirebbe alla cultura di svilupparsi localmente ma anche di essere al tempo stesso legata al resto del mondo collegandosi, ad es., con altre piattaforme locali.
Nel suo intervento alla conferenza annuale dell’ALA Weinberger ha precisato: “Una piattaforma fornisce risorse che consentono alle persone di costruire cose (gli utenti sono gli sviluppatori)… le biblioteche ospitano contenuti, metadati, relazioni, contenuti prodotti dagli utenti, expertise e dati locali, inoltre forniscono servizi (conservazione, accesso, pubblicazione) come un “gateway” alla conoscenza… le biblioteche non fanno distinzione fra spazio fisico e virtuale, la loro filosofia è quella di massimizzare l’uso e lo scopo di una piattaforma è il massimo valore di ciascuno e di tutti gli utenti”.
La voce di Weinberger si aggiunge a quella di RD Lankes, ma anche di Nate Hill o di Eli Neiburger, l’immagine delle biblioteche non è più quella di “distributori gratuiti di contenuti”, di spazi di fruizione passiva degli stessi, ma di contesti di creazione di conoscenza in cui gli utenti hanno un ruolo attivo.
Qui il video dell’intervista rilasciata prima del suo discorso alla conferenza ALA.
Qui invece l’intervento di Weinberger sulla crisi e la trasformazione delle istituzioni culturali esposte all’impatto della rete dello scorso novembre.
(via bibliosphera)
